Progetto Etica e Territorio

Curato in collaborazione con gli Studenti del Liceo Classico “A.Racchetti” di Crema

  • Introduzione e Presentazione
  • Le acque di superficie e il territorio cremasco
  • Le modifiche del corso del fiume Serio nel corso di un secolo
  • Bibliografia del territorio cremasco
  • La cartografia storica di Crema e del Cremasco
  • Ripalta Arpina un territorio stretto tra tre valli fluviali
  • Schedatura monumenti artistici presenti nel territorio del Parco del Serio
  • Problemi sociali e cartografia storica

Introduzione e Presentazione

L’Ente Parco del Serio e il liceo Racchetti hanno concordato un progetto rivolto ad alcune classi del liceo di educazione ambientale. Partendo dalla specifica identità del liceo articolato nelle sezioni classica, psicopedagogica e sociale, le attività didattiche hanno avuto un taglio che potremmo definire umanistico; attento cioè ad evidenziare il rapporto delle comunità umane col territorio, sia nella prospettiva storica che dell’uso attuale del territorio. Qui di seguito sono indicati i singoli lavori condotti dagli alunni. Si tratta di lavori che vanno letti come work in progress e che potranno essere ulteriormente sviluppati e completati nei prossimi anni scolastici. I lavori sono stati convertiti in formato html in modo da renderli accessibili dal sito del liceo.

Obiettivo generale dei diversi lavori è stato quello di rendere maggiormente consapevoli i giovani delle carattteristiche sia naturali che, soprattutto antropiche,del nostro territorio nella speranza che esso sia vissuto in modo meno superficiale dai giovani stessi. Oggi infatti il nostro territorio è percepito come un semplice spazio euclideo, uno spazio vuoto, uniforme, uno spazio semplicemente da percorrere per spostarsi da un luogo ad un altro, uno spazio senza una sua identità e un suo spessore storico. Cattaneo scriveva che il paesaggio della bassa Lombardia era un paesaggio al 90 per cento artificiale. Con ciò egli non intendeva affatto sminuire il valore di questo paesaggio, ma sottolineare come il suo equilibrio, la sua forma attuale era stata raggiunta nel corso dei secoli grazie al lavoro costante delle comunità umane che lo avevano abitato. Per questo la lettura e dei nostri paesaggi urbani e soprattutto della nostra campagna non è affato semplice e richieda al contrario una grande attenzione e una profonda conoscenza di diverse discipline che vanno dalla geologia, all’idraulica, all’economia, alla biologia e alle scienze storiche. Far comprendere ai ragazzi che il nostro territorio è un mirabile prodotto del lavoro e dell’intelligenza umana è un passo necessario per far prendere loro coscienza della necessità di riflettere sul valore di questo paesaggio e quindi sulle scelte ambientali a cui tutti coloro che abitano un territorio sono chiamati a fare e di cui sono individualmente e collettivamente responsabili.

A sostegno delle ricerche gli alunni delle singole classi hanno avuto modo di incontrarsi con studiosi locali di diverse discipline che hanno fornito loro importanti riferimenti teorici.

Le Acque di Superficie e il Territorio Cremasco

Il filo rosso delle ricerche presentate in questa sezione è stato la “scoperta” del complesso rapporto che lega il nostro territorio e la nostra città alla regolamentazione delle numerose acque di superficie. Il territorio cremasco è percorso da innumerevoli corsi d’acqua che ne costitutiscono la sottile e delicata orditura. Se si osserva una qualsiasi cartina storica di Crema e del suo territorio non si può non rilevare che la descrizione dettagliata di tali corsi è l’elemento che maggiormente le caratterizza. Segno della fondamentale importanza che la rete dei corsi d’acqua ebbe nei secoli per la vita, l’economia di questo territorio. L’eccesso di acque di superficie ( siano esse di origine fluviale che sorgiva) ha costituito a lungo nel corso della storia un ostacolo allo sviluppo del territorio, mentre la loro regolamentazione e la prevalente finalizzazione irrigua li ha trasformati nell’elemento che più ha caratterizzato la straordinaria ricchezza agricola della nostra terra negli ultimi secoli: “paiono traversie e sono opportunità”, diceva Vico.

Le modifiche del corso del fiume Serio nel corso di un secolo

Il corso del fiume Serio, come quello di qualsiasi fiume, è stato soggetto nel corso dei secoli a profondi mutamenti. SPecie ovviamente nella parte del suo corso che attraversa la bassa pianura dove le sue acque sono costrette a rallentare favorendo la costituzione di meandri ed anse continuamente modificate dalle piene. Inoltre il corso dei fiumi è modificato anche dall’intervento dell’uomo; e questo intervento si è fatto particolarmente sensibile nel corso dell’ultimo secolo, da quando cioè lo sviluppo economico e tecnologico hanno messo a dispozione delle comunità umane risorse e strumenti prima neppure immaginabili. Per questo un confronto tra la situazione del Serio in territorio cremasco alla fine del XIX secolo, all’alba della prima fase di industrilizzazione del territorio e negli anni ’70 dello scorso secolo, quando la pressione industriale nel territorio aveva raggiunto il suo massimo, può essere particolarmente istruttiva. Per effettuare questo confronto ci si è valsi della prima “levata” del territorio delle province lombarde da parte dell’Istituto Grafico Militare (IGM) del 1889 e dell’ultima “levata” dell’IGM del 1974. Come noto le cartine dell’IGM hanno mantenuto la stessa scala e lo stesso posizionamento e ciò permette un agevole confronto tra mappe di epoca diversa. Purtroppo il corso del Serio si snoda a cavallo di varie mappe e ciò ha comportato un laborioso lavoro di “taglia e incolla”. Gli elementi più significati che emergono dal confronto sono i seguenti. Innanziutto si nota che nella fascia del nord cremasco ( grossomodo all’altezza di Casale Cremasco) il coros del fiume appariva assai più ampio di quanto non sia oggi. La larghezza media appare ridotta di circa la metà. Inoltre, mentre nella mappa del 1889 il corso del fiume appariva costellato di numerosi isolotti, oggi questi sono pressoché scomparsi. Il fiume era in più punti diviso in diversi bracci, mentre ora tutto il coros è a monoalveo; le biforcazioni sono sostituite da anse artificiali entro cui il fiume è costretto da un’arginatura in dolomia continua. In tal modo il suo corso appare persino, in

alcuni tratti più tortuoso di quanto non fosse nel XIX secolo, ma va sottolineato che tale andamento è del tutto artificiale anche se sfrutta gli antichi meandri naturali. In tal modo il flusso delle acque, che a causa dell’arginatura e della riduzione della larghezza dell’alveo è accellerato, viene in parte rallentato. Insieme alla riduzione del fiume ad un solo alveo di larghezza pressochè omogenea si nota il disboscamento delle sue sponde e l’ampiamento della superficie coltivabile che si spinge fino a lambirne gli argini. Di fatto è scomparsa la zona golenica in cui il fiume sfogava le sue piene e che, non potendo essere coltivata, costituiva una zona di bosco continua. L’ampliamento delle aree coltivabili ha determinato anche la scomparsa di alcuni rami morti del fiume, di solito totalmente soppressi o ridotti al

minimo. La loro antica presenza è rilevabile talvolta nella forma falcata di alcuni campi. L’ampliamento delle aree destinate all’agricoltura si è accompagnato ad una diminuzione della varietà delle coltivazioni: in particolare è del tutto scomparsa la coltivazione dell’uva che nelle mappe del 1889 appare ancora assai diffusa, specie in prossimità del fiume, dove probabilmente il fondo dei campi più ciottoloso o la pendenza del terreno erano adatte alla piantagione di vigneti. Il processo di specializzazione delle colture che ha interessato tutta la pianura padana a partire dall’unità del paese ha fatto sì che la viticultura praticata nel nostro territorio non fosse più remunerativa e concorrenzaile con quella pratica in altre parti del paese. Parallelamente al disboscamento della zona golenica in alcuni tratti sono stati impiantati pioppeti ad uso industriale: si veda, ad esempio, il tratto del fiume compreso tra Ripalta Vecchia e Ripalta Guerina. L’espansione urbana della città di Crema, che nella mappa del 1889 appariva ancora compresa interamente all’iterno delle mura venete, si è andats manifestando principalmente in direzione ovest, verso Ombriano; tuttavia è da notare che anche il fiume Serio è stato interessato da questo processo di urbanizzazione. La città si è espansa anche al di là del corso del fiume collegandosi alle due frazioni di S. Bernardino e Castenuovo. La costruzione di abitazioni a ridosso della sponda del fiume, già rettificato nel tratto cittadino, ha determinato ricorrenti problemi di allagamento, che sono stati in parte risolti con la costruzione di un canale scolmatore.

Bibliografia del territorio cremasco

Segue, nel File allegato, una bibliografia riguardante il territorio cremasco, sia dal punto di vista ambientazle che da quello culturale.
Le segnature presenti sono riferite alla biblioteca comunale di Crema. [scarica]

La cartografia storica di Crema e del Cremasco

In questa sezione abbiamo riprodotto alcune carte storiche della città di Crema e del suo territorio che possono aiutare a comprendere sia come la città e il suo contado fossero “viste” nei secoli passati sia per aiutarci a comprendere le profonde trasformazioni subite dal paesaggio urbano e rurale per l’intervento delle comunità che li hanno abitati e in una certa misura creati.
La produzione di carte e mappe è stata nel corso dei secoli e in particolar modo dal XVI sec. estremamente ricca e varia: si va dalle carte d’insieme che riproducono l’intero territorio cremasco, a mappe della sola città finalizzate ai progetti di realizzazione delle mura o di opere di fortificazione. Altre mappe ancora furono originate da problemi inerenti i confini tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano e l’utilizzo di strade che attraversavano i due stati.
Altre ancora furono eseguite in occasione di liti tra proprietari terrieri e/o consorzi delle acque, o per progettare la costruzione di rogge o la deviazione di tratti di fiumi o corsi d’acqua minori che arrecavano danno alle mura cittadine o a fondi agricoli.
Ogni immagine è accompagnata da un breve commento che tuttavia non pretende di esaurire tutte le informazioni e riflessioni che essa può fornire ad un attento osservatore.

Ripalta Arpina un territorio stretto tra tre valli fluviali

Abbiamo scelto il territorio di Ripalta Arpina perché la sua posizione lo rende in un certo senso emblematico di come il territorio cremasco sia stato fortemente condizionato dalla presenza dei due fiumi Serio e Adda e soprattutto dalla morfologia del territorio caratterizzata dalle incisione delle valli fluviali attuali o antiche.

Il lavoro che qui presentiamo consiste nella trasposizione della parte centrale del volume di Valerio Ferrari – Toponomastica di Ripalta Arpina. La ricerca di Ferrari ha permesso di individuare i microtoponimi del territorio del comune di Ripalta; molti di questi toponimi rimandano alle “vicende” che da sempre legano il territorio di Ripalta con quelle del fiume serio e in parte dell’Adda. Crediamo che l’aver messo in rete un lavoro di così raffinata analisi del territorio possa essere utile per stimolare altre ricerche analoghe e, sopratutto, a poter in futuro mettere a disposizione di coloro che si occupano di toponomastica snche gli altri volumi dell’atlante topografico della provincia di Cremona avviato da Ferrari. Ringraziamo ovviamente l’autore per averci permesso questa trascrizione del suo lavoro e ci assumiamo ogni responsabilità per eventuali errori od omissioni.

Schedatura monumenti artistici presenti nel territorio del Parco del Serio

In questa sezione sono riportate le schede storico/artistiche di alcune dei monumenti artistici presenti nel territorio del Parco del Serio.
Le schede sono complete di dati specifici dal punto di vista architettonico e in alcuni casi sono presenti le foto delle costruzioni.

Problemi sociali e cartografia storica

Si tratta di un analisi dei problemi della regolazione delle acque fatta utilizzando carte e relazioni del XVII sec. conservate nell’archivio di stato di venezia.
IL sec. XVII fu caratterizzato da un effettiva difficoltà a controllare i fiumi padani, nel nostro caso il Serio. E’ difficile stabilire se ciò fu dovuto ad un aumento della piovosità (il che è probabile,

considerato che nel ‘600 ci fu un calo delle temperature; una “piccola glaciazione” come ricordano gli storici del clima) o se invece fu dovuto ad un aumento delle attività antropiche (maggior sfruttamento del suolo quindi disboscamenti a monte e sfruttamento delle aree vicine al fiume in pianura); anche queste sono documentate.